Rita Petruccioli, una dama d'eccezione al Ludicomix

locandina grande rita2
La personale di quest’anno al Ludicomix è dedicata a Rita Petruccioli, giovane illustratrice romana incredibilmente trasversale che passa da auto-produzioni a grandi marchi con una naturalezza non comune.
Un immaginario fatto di sintesi grafica ed elementi simbolici, tinte piatte ed occhi stilizzati.
Rita presenterà il suo libro “Christine e la città delle dame“, edito da Laterza.

Presentati… cinque parole a vanvera su Rita illustratrice.

Una che non si arrende.

Cinque parole a vanvera su Rita umano.

Una che fa tante domande.

Una dote/caratteristica che non può mancare ad un illustratore?

La voglia di raccontare.

Cosa odi di più del tuo lavoro?

Le nottate insonni.

Ah già… The o caffè?

Caffè tutta la vita.

Il tuo stile è un insieme di sintesi grafica ed elementi simbolici, un immaginario di tinte piatte e occhi stilizzati ma che comunque trasmettono emozioni e sentimenti. Come sei riuscita a raggiungere questo immaginario?

Ci sono arrivata unendo insieme tante cose che mi piacevano e che facevano parte di me. Dentro c’è molto dell’Art nouveau e della Secessione viennese, di illustratori come Antonio Rubino o Gaetano Proietti, di miti sia dall’illustrazione che dal fumetto come Lorenzo Mattotti e Giorgio Cavazzano, ci sono i cartoni animati giapponesi, pittori come Felice Casorati o Ambrogio Lorenzetti… insomma ci son mille cose che mi hanno formato come lettrice e osservatrice e che poi senza volere ho fuso in una maniera mia e l’ho condita con le mie emozioni.

Ma soprattutto, “fai le facce” quando devi disegnare un’espressione particolare ai tuoi personaggi o ti ispiri al mondo dell’animazione? Insomma, qual è il tuo segreto!?

Eh eh… Si. Faccio le facce! Non tanto per i volti, quanto per le posture di corpo e mani. Mi faccio delle foto veloci col computer di cui poi mi vergogno un sacco.

1891093_10201614416425108_774285042_n
Storie di bambini molto antichi [Mondadori]
 Le tue tematiche (e quindi anche committenze) sono le più disparate: si passa dai grandi marchi, come Tim e case editrici rinomate, a pubblicazioni per realtà indipendenti come Inuit o Squame. Ma in che ambito ti senti più a tuo agio a lavorare?
Vi sembrerà strano, ma al di là dei soldi o del nome di un marchio o di un editore, io mi sento bene nel mio lavoro quando il contenuto è chiaro. Quando si chiamano le cose col proprio nome e non si cerca di mascherare una pubblicità o una storia sempliciotta nel libro del secolo. Mi piace la trasparenza. Se c’è quella tutto si può fare. E allora sto a mio agio.

Covers for Telecom Italia
Cover for Telecom Italia

Christine e la Città delle Dame parla di molto ma soprattutto di libri e donne che hanno fatto la differenza. Qual è il libro che ha fatto la differenza per te come donna? Ed è un libro che consiglieresti o che vorresti illustrare?

Il primo che mi viene in mente e penso proprio di non sbagliarmi è “Il Paradiso è altrove” di Mario Vargas Llosa che narra della vita del pittore Paul Gauguin ed in parallelo della straordinaria vita di sua nonna, Flora Tristan, femminista, scrittrice socialista e attivista per i diritti degli operai. Un libro che ho adorato e che consiglio tantissimo, dove il parallelo tra chi si sacrifica per i diritti umani e civili e chi si sacrifica invece per fare arte, ha un senso enorme. Sia Flora Tristan che Gauguin sono persone che seguono un obbiettivo, una ricerca e che devono essere egoisti nella loro vita per poterlo attuare, ma l’essere donna di Flora fa la differenza, le da uno svantaggio e di conseguenza una potenza di reazione enorme che la porta a fare inconcepibile per una donna dell’epoca. Cose come andare da sola a parlare con gli operai nelle fabbriche, per capirsi. La sua vita mi ha colpita moltissimo.

Spulciando su internet ti abbiamo visto all’opera anche su un murales; qual è la tecnica che non hai ancora sperimentato ma che vorresti provare?

In questo momento ha una gran voglia di continuare con tecniche di stampa. Dopo la stampa Risograph mi piacerebbe fare un po’ di esperimenti seri in serigrafia e sperimentare anche la monotipia.

Qual è la cosa di cui non puoi fare a meno per lavorare (una scrivania in ordine, QUELLA matita, la musica di sottofondo)?
La scrivania in ordine di sicuro no. La metto in ordine per scaramanzia solo prima di cominciare un nuovo libro e ci metto cinque minuti a renderla un caos totale. Quello a cui non rinuncio è la musica: mentre disegno mi sincronizzo su una canzone e la sento in loop anche per giorni di fila. Non la cambio finché non ho finito l’illustrazione perché altrimenti perdo le sensazioni che stavo disegnando.

È noto il fatto che l’illustratore sia un animale solitario, ma vediamo che sei sempre presente a collettive e auto produzioni; funziona la collaborazione in questo settore?
Sì funziona! Non con tutti certo, ma io ci credo moltissimo. La mia sensazione è che nei progetti indipendenti e auto prodotti esista una rete solida tra gli autori, competitiva, ma più collaborativa che spesso porta anche a belle amicizie oltre che a bei prodotti artistici. Per me è stato così sia con Squame che con Inuit.

Tacita Silva [Inuit]
Tacita Silva [Inuit]
A mexican love story [Squame]
A mexican love story [Squame]
Adesso, per favore, devi spiegarci il tuo rapporto con Cthuluh. Devi sapere che ridiamo a crepapelle ogni volta che posti le vignette di Federico Panella che ti vede nella tua vita (in modalità casa Vianello!) e volevamo capire da cosa nasce questa “convivenza”!

Tutto nasce a causa di David Messina, fumettista Marvel e DC, che quest’anno mi ha invitato a partecipare ad una pubblicazione del Kaiju Club, collettivo di fumettisti italiani del mercato americano di cui è cofondatore. David si è divertito a chiedermi delle tavole a fumetti piene di mostri muscolosi e antropomorfi e la cui immagine di apertura era Chtuluh.
Ora se avete presente le pupazze che disegno di solito… capirete che Cthuluh mi ha messo proprio in crisi. A quel punto è intervenuto Federico Panella, mio carissimo amico e bravissimo animatore che per incoraggiarmi ogni giorno fino alla pubblicazione a Lucca Comics mi ha inviato per mail una gag con protagonisti me e Cthuluh. Immaginando che Cthuluh si fosse trasferito da me per farmi da modello.
La cosa gli ha preso la mano e le vignette son continuate anche dopo Lucca e la bravura di Federico e il fatto che mi conosca bene, ha fatto sì che i personaggi prendessero personalità proprie.

ALCUNE VIGNETTE DI FEDERICO PANELLA

Chtuluh [Kaiju Club]
Chtuluh [Kaiju Club]

Ora qualche domanda sul Km 0:

Qual è la città toscana che preferisci?
Piombino. Ci son stata una volta e mi è piaciuta un sacco.
Qual è il piatto toscano che preferisci?
La rosticciana!
Qual è la parola toscana che ti fa più ridere e quella che proprio non capisci?
Ah questa non la so! A me il toscano mi fa ridere tutto. Ma in senso buono. Mi mette di buon umore.
Lancia una sfida alle Vanvere! (per esempio consigliaci un tema su cui lavorare o altro, anche una cosa scema tipo “fate dei muffins alla trippa!”)
Beh dai, se devo sfidarvi, preferisco sul disegno. Mi piacerebbe farvi disegnare qualcosa che non fate di solito. Disegnatemi ciascuna un supereroe Marvel, ma tenete il vostro stile, insomma siate voi stesse. Che dite si può fare?

N.B. il personaggio che illustreremo ce lo affiderà direttamente Rita… NON VEDIAMO L’ORA!

Suggeriscici qualcuno da stalkerare di cui stimi e ammiri il lavoro!
Il Pistrice aka Francesca Protopapa. Illustratrice bravissima e stilosa nonchè fondatrice dell’etichetta Squame.

 

Comments are closed.