Daniele Simonelli per HABITAT • micromega

Abbiamo invitato 25 artisti professionisti a partecipare alla mostra collettiva HABITAT • micromega che si terrà il 13 e 14 aprile 2019 a Empoli durante il festival Ludicomix, di cui per il sesto anno curiamo l’area relativa all’illustrazione. Ogni settimana vi presentiamo un artista che esporrà una propria opera all’interno della mostra. Dategli un piano d’appoggio e una connessione wifi (e toglietegli il telefono!)… lui lavorerà ovunque! Ogni habitat è colonizzabile da Daniele Simonelli; ma conosciamolo meglio con questa intervista a Vanvera!

Daniele Simonelli è un illustratore proveniente dalla provincia di Roma.
Laureatosi allo IED nel 2011, ha inizialmente lavorato in diversi studi di comunicazione della capitale, dove è tornato da poco a vivere e lavorare da freelance dopo una parentesi londinese. Nato come graphic designer, Daniele ha poi spostato la sua area di produzione sull’illustrazione. Oggi conta nel suo portfolio clienti nazionali e internazionali, come la Repubblica, Google e Disney. A inizio 2018 ha lanciato Sail Ho Studio, uno studio di illustrazione ed animazione, insieme agli illustratori Chiara Vercesi, Mirko Camìa e Davide Mazzuchin e al motion designer Matteo Goi.

Presentati… cinque parole a vanvera su Daniele illustratore. 
Colore – Texture – Composizione – Idea – Friendly

Cinque parole a vanvera su Daniele essere umano. 
Felice – Positivo – Esplorare – Impicciato – Birra

Una dote/caratteristica che non può mancare ad un disegnatore? 
Ce ne sono tante che un illustratore dovrebbe avere, andando a stringere però ne ho due da sottolineare, apertura mentale e curiosità. Entrambe sono indispensabili per trovare nuovi stimoli e andare avanti nel lavoro e nella vita.

Cosa odi di più del tuo lavoro?
L’ansia e la fretta degli altri. I clienti che non sanno spiegarsi. Le agenzie di comunicazione che vogliono pagarti dopo essere state pagate dal proprio cliente, che è una realtà tutta italiana. Quando mi viene chiesto un preventivo per un lavoro specifico, e dopo l’approvazione si trasforma in un altro.

Ah già… The o caffè?
Decisamente the, non ho mai preso l’abitudine di bere il caffè. Il the invece mi piace berlo la mattina appena sveglio (ogni mattina un sapore diverso) e a volte il pomeriggio per scaldarmi mentre lavoro. E poi nel caffè non posso inzuppare i biscotti.

Qual è il tuo habitat naturale come illustratore? E come essere umano? 
Nel corso degli anni ho imparato a lavorare in qualsiasi habitat, sul treno, a casa di amici, open spaces, stanza privata, in giardino, al mare… per diversi mesi ho vissuto e lavorato in un ostello a Londra (servirebbe un’intervista a parte per poter spiegare a pieno la situazione). Immaginate una stanza con 30-40 persone che bevono fumano parlano urlano cantano litigano etc etc e al centro io, con le cuffie, a lavorare. Diciamo che il mio habitat è qualsiasi posto con un piano di appoggio, una connessione wifi e la possibilità di isolarmi dal mondo esterno, se si aggiunge anche la compagnia di qualcuno con il quale scambiare qualche chiacchiera è perfetto. Ultimamente questo coincide con il posto dove vivo, dove purtroppo però manca la compagnia durante il giorno, ma dopo un po’ ci si abitua.
Come essere umano, ho diversi habitat. Uno sono i miei amici, se ci sono loro io sto bene, ovunque in qualunque situazione. Uno è quel microhabitat formato dall’insieme di film+coperta+la mia compagna. Gli ultimi due sono il viaggio (su qualsiasi mezzo, in qualsiasi paese, se sono in viaggio sono felice) e la montagna, più sono in alto, più c’è silenzio e il numero di alberi sovrasta il numero di persone e più penso che non voglio tornare in città.

Qual è l’elemento che minaccia l’equilibrio del tuo habitat? 
Il telefono. Squilla in continuazione, clienti, familiari, call center etc. Bella l’interconnessione e la possibilità di parlare con tutti in qualsiasi momento, ma anche meno, grazie. Per questo mi trovo spessissimo a lavorare di notte, mentre tutti dormono e nessuno mi chiama.

Cosa indossi (o non indossi) nel tuo habitat? 
Quello che capita. Dipende da quanto manca alla consegna, più la consegna (grossa) si avvicina e più tendo a non uscire di casa, se non esco di casa vengo meno agli standard di vestizione più consoni. Sto cercando di rispondere in modo elegante.

Qual è l’habitat più lontano che hai visitato? 
Credo sia la tundra del nord della Norvegia, il punto più lontano è l’isola di Capo Nord, taaaaaanti anni fa in camper con la mia famiglia.

Il suono del tuo habitat : hai una playlist (5/10 tracce) che ti trasporta nell’habitat perfetto e che vuoi condividere con noi? (puoi inviarci anche il link ad una tua playlist!) 
No ho una playlist specifica, dipende dal mio mood del giorno, spazio dal jazz al rock al blues al folk…
Se proprio devo scegliere in questo periodo direi:
Chicago – Sufjan Stevens
Home – Edward Sharpe & the Magnetic Zeros
Mykonos – Fleet Foxes
Youth – Daughter
Welcome Home – Radical Face
How Do I know – Here We Go Magic
1901 – Phoenix
5 years time – Noah and The Whale
Molti di questi artisti li ho scoperti grazie alla playlist di un’altra illustratrice, Giulia Sagramola, che ringrazierò sempre per averla creata! Si chiama Indie Danzereccio

Quale illustratore vorresti ospitare nel tuo habitat? 
Forse non inviterei un illustratore, è bello stare in compagnia di persone al di fuori del mio lavoro e conoscere punti di vista diversi dai miei. Se però dovessi scegliere qualcuno credo inviterei uno dei miei colleghi di Sail Ho Studio, il collettivo di illustrazione e animazione che ho lanciato a inizio 2018 con Chiara Vercesi, Mirko Camìa, Davide Mazzuchin e Matteo Goi. Viviamo tutti in città diverse e ci siamo detti spesso che sarebbe bello trovare un modo per lavorare insieme nello stesso spazio.

Qual è la città toscana che preferisci? 
Ho frequentato soprattutto la parte bassa della Toscana (per la vicinanza con Roma) e direi Sorano. La città è un piccolo gioiello, vicino ci sono le vie cave di tufo e la campagna intorno è splendida.

Qual è il piatto toscano che preferisci? 
Ahia, tra ribollita, pappardelle al ragù di cinghiale, fiorentina e lardo di colonnata non so proprio cosa scegliere.

Qual è la parola toscana che ti fa più ridere e quella che proprio non capisci? 
Mi piace “lapis” (matita), che io sappia non è propriamente toscana ma viene usata molto dai toscani, e il derivato “appuntalapisse” (temperino). Che non capisco ancora non ne ho trovate, ma vi invito a sfidarmi 🙂

 

Segui il lavoro di Daniele Simonelli su Dribbble, Behance e Instagram!

Abbiamo già presentato Elisa Macellari • Giordano Poloni, il prossimo ospite sarà svelato giovedì 17 gennaio, segui tutti gli sviluppi nella pagina ufficiale dell’evento!

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