Teresa Porcella, per e con i libri

 

Teresa Porcella
Teresa Porcella

Teresa Porcella è un personaggio poliedrico, nasce come filosofa del Rinascimento e progettatrice editoriale; diventa anche libraia (Libreria Cuccumeo), insegnante e promotrice della lettura (fonda l’associazione Scioglilibro onlus e organizza numerosi eventi, tra cui Isola delle Storie a Gavoi).

Per Motta Junior, ha ideato e cura la collana di poesia Il suono della conchiglia (vincitore del premio Andersen 2015 come Miglior progetto editoriale), quella di narrativa BUS (Biblioteca Universale Scolastica) ed è autrice del libro Dammi una mano, per i più piccoli, scelto dal MIBAC nel progetto In Vitro come uno dei migliori 10 libri per bambini tra 0 e 6 anni.

Teresa è un personaggio che vive di e con i libri; non è un’illustratrice ma, grazie al suo lavoro, vive a stretto contatto con l’illustrazione. Il suo percorso le permette di avere una visione completa su questo mestiere, di cui ha un sacco di cose da dire!
Cose che a noi affascinano e interessano, come affascina e interessa questa donna dei libri; ed è per questo che abbiamo deciso di conoscerla un po’ più da vicino!

Presentati… cinque parole a vanvera su Teresa libraia. 
Osservatrice (studio il pubblico: ci sono un sacco di personaggi…), gelosa (mi scoccia dover vendere i  libri che mi piacciono: vorrei tenerli!), affannata (non riesco mai a fare tutto quello che vorrei: leggere, programmare, rispondere alle mail…), multitasking (devi fare le cose più diverse, dai carichi della merce ai reading, dalla comunicazione alla formazione), stranita (desidero spesso stare dall’altra parte del bancone: una delle mie gioie più grandi è comprare libri, da lettrice, in altre librerie).
Cinque parole a vanvera su Teresa umano. 
 “Sardamuta” (che in in sintesi vuol dire che recrimino spazi per i momenti di silenzio, come tutti i veri isolani isolati), solidale (non so se anche equa), avida di cose belle (dalla natura alle arti, non smetto di curiosare), tenace (c’è chi dice testarda…), amante della gente allegra (che, mentre il ciel l’aiuta, lei aiuta noi…)
Una dote/caratteristica che non può mancare ad un illustratore? 
La capacità d’osservazione. E, più ancora, il desiderio di guardare. Soprattutto dentro di sé… I veri illustratori dipingono come ciechi.
Cosa odi di più del tuo lavoro? 
Quale lavoro? Visto quanti ne faccio… Diciamo che odio dover fare più lavori, mettiamola così.
Ah già… The o caffè? 
Caffè… tutta la vita!
Per e con i libri hai fatto di tutto o quasi… e se fossi un’illustratrice chi vorresti essere e quale sarebbe il libro che vorresti illustrare?
Vorrei essere una Teresa illustratrice (in una delle prossime 7 vite, ci provo) e dunque un indistinto che non saprei definire. Comunque, se devo fare un nome, una che trovo irresistibile è Kveta Pacovska e mi piacerebbe tanto illustrare le poesie della Szymborska (inconsciamente vado per omeoteleuti…).
A gennaio alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze inizierà il Master di Illustrazione (giunto alla seconda edizione). La cosa che ci ha colpite di più è vedere coinvolta una schiera di professionisti provenienti da diversi settori che gravitano intorno all’illustrazione: con che criterio sei riuscita a creare un programma abbastanza vasto da permettere a chi frequenta questo corso di avere una visione del nostro mestiere da più punti di vista?
Parto dalla fine: il punto forte del Master è dare un percorso completo, che va dalla storia dell’editoria e dell’illustrazione alla progettazione di libri e collane, passando per il confronto con illustratori dagli approcci più diversi, in modo da mettere insieme la visione di sistema e la conquista di una prassi individuale. Il criterio con cui ho chiamato a raccolta i docenti è stato quello di sommare professionalità internazionali, con caratteristiche assai diverse e complementari quanto alle conoscenze e alle tecniche, ma tutte accomunate dalla stessa generosità e capacità di insegnare. Per me la qualità della didattica è al primo posto. E poi ho puntato molto sulla progettazione: un buon illustratore deve avere una forte  visione d’insieme del libro.
programma MASTER IMPRONTE DI VISIONE
programma MASTER IMPRONTE DI VISIONE
Il master non è la tua prima esperienza come insegnante: da anni svolgi attività di formazione, laboratori e ormai fai parte dei docenti del corso di illustrazione della Scuola Internazionale di Firenze. Per le nostre piccole esperienze l’insegnamento è naturalmente un “dare” ma anche un “avere”. Cosa ti hanno dato tutte le tue esperienze di insegnante? 
L’insegnamento è una ricchezza insostituibile. Dagli alunni ricevi non solo una varietà imprescindibile di punti di vista, ma anche lo stimolo a non dare mai nulla per scontato e l’obbligo di dover argomentare anche l’ovvio, il che è un esercizio non solo di retorica, ma anche di vera ricerca, cui troppo spesso ci sottraiamo, per indolenza o supponenza. Gli alunni ti limano in superficie, ma fanno crescere le radici… e (spesso) trovi ottimi amici: la complicità docente/discente è tra le più forti che si possano costruire.
A noi è piaciuto appellarti come “libraia”, ma hai ricoperto un sacco di ruoli collegati ai libri (lettrice, autrice, progettista ed editor free lance nonché promotrice in generale della lettura); ma cosa si sente in fondo Teresa, qual è il ruolo che più ti rispecchia e quindi che senti più tuo?
Ah, forse prima, tra i cinque aggettivi dovevo mettere CONFUSA!!!
Va bene, la smetto.  Direi che mi sento soprattutto un’amante delle storie e delle poesie dette (che vuol dire che leggere e scrivere, far leggere e far scrivere sono cose che vanno insieme). Il ruolo più mio? Rivestire con la voce le parole scritte, mettere su carta le parole che odo.
La tua, più che una libreria, è la materializzazione di un intento: quello di voler creare un centro culturale. Però in questa avventura non sei sola; quanto è difficile fare un lavoro di squadra, quanto indispensabile?
Il lavoro di libreria è un lavoro massacrante e il lavoro di squadra è imprescindibile e delicatissimo. Quanto? Tanto. Tanto imprescindibile, quanto delicato. Con Elena e Bianca, le mie colleghe, abbiamo personalità e caratteri molto diversi. Ma forse è proprio la miscela che dà il risultato.
Insomma, i buoni alunni fanno i buoni insegnanti, assai più che il contrario.
Di solito si domanda: “cosa ti porteresti su un’isola deserta?”, ma visto che sei un’isolana ti chiediamo: cosa ti porteresti o ti sei portata via dalla tua isola?
Il silenzio, il profumo del mare, la luce nello sguardo e il senso che la tua vera infanzia risiede nelle persone che ti amano. Tutte queste cose sono sempre con me, anche quando i paesaggi o gli affetti, intorno, sono altri.
Hai un mantra lavorativo? Ovvero: “il tuo motto è…”?
“Credi di volare e sono calci nel sedere” (Fausto Melotti).
Ovvero: quando tutto va troppo bene, non ti fidare… È la sindrome del libero professionista di oggi.
 Adesso qualche domanda a vanvera sul Km0! 
Qual è la città toscana che preferisci?
Siena, ci sono affezionata per un soggiorno estivo a 15 anni, dove, ospite di amici dei miei genitori, mi prendevo il lusso di camminare sui tetti. Mi è rimasta la sensazione delle tegole tiepide sotto i piedi, mentre spiavo piazza del Campo e lei non lo sapeva.
Qual è il piatto toscano che mangeresti adesso?
Ribollita, se non fossi celiaca…
Qual è la parola toscana che ti fa più ridere e quella che proprio non capisci?
È una frase: “Aiutami a ‘ddi brutto!” : geniale. 
Non lo so: non la capisco! 😉
E per finire…
Lancia una sfida alle Vanvere!!!
Vestitevi per una settimana col tailleur di tweed  e i mocassini da suora, calze di filanca beige e poi cercate di convincermi che insegnate alla Comcis 😉
Suggeriscici qualcuno da stalkerare di cui stimi e ammiri il lavoro!

Pia Valentinis. È geniale. Sempre più brava, sempre più originale. Una delle mani e delle teste più belle dell’illustrazione italiana, oltre che una persona di rara profondità e riserbo. Chapeau! Ma non so se si farà stolkerare…