Flavia Sorrentino e l'illustrazione che appaga occhio e mente

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Flavia Sorrentino, è romana doc e la prima volta che ci siamo sentite è finita in caciara con una serie di “Daje” che hanno monopolizzato la conversazione. Flavia è stata cresciuta a spaghetti e colori, e si vede: un gusto fresco e leggero, colori intensi e personaggi mai banali, con il suo stile riesce a rappresentare Biancaneve o una poesia di Alda Merini rimanendo sempre se stessa ma senza mai essere banale. Sul suo portfolio on line potete appagare l’occhio e la mente.

 

 

Presentati… cinque parole a vanvera su Flavia illustratrice.
Nuance, ricerca, interno, croce e delizia

Cinque parole a vanvera su Flavia umano.
Amabilmente contraddittoria , curiosità, ricerca, tartaruga e andamento.

Una dote/caratteristica che non può mancare ad un illustratore?
Sapere ascoltare.

Cosa odi di più del tuo lavoro?
La fretta

Ah già… The o caffè?
Prima molto The, ora molte tisane. Ho notato che mi trema di meno l’occhio.

 

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Snow White and the Seven Dwarfs [Storytimemagazine]
I tuoi personaggi sono inconfondibili, a tratti caricaturali. Ad eccezione di personaggi noti; quali sono le tue reference per creare sempre dei personaggi così particolari e mai uguali a se stessi?

Direi tutto ciò che l’occhio coglie; ovviamente che si tratti di quello miope.
La referenza principale sta nel fatto che mi annoio a fare le stesse cose perciò , nel creare i diversi personaggi, amo mettere in ognuno qualcosa che lo distingua, che parli della sua unicità e della sua personalità; per ottenere questo i tratti somatici e le espressioni sono perfetti … la perfetta sintesi. Mi piace portare all’eccesso la realtà in modo delicato, senza mai arrivare al grottesco, a meno che non lo richiedano il personaggio stesso o la storia.
Insomma un gran bel minestrone di referenze tra realtà còlta personalmente e quella còlta dagli altri attraverso fotografie o immagini d’ arte, come per esempio quella di Toulouse Lautrec.

 

La poesia è un tema non molto trattato dagli illustratori, e spulciando nella rete si trovano tue bellissime illustrazioni su questo argomento. Come si sviluppa una tavola per la poesia?
Come credo nascano le poesie, in maniera del tutto spontanea. Non è la poesia ad ispirare il mio disegno ma il bisogno di fare uscire e fermare un qualcosa che nasce dentro di me e che la mia mente non riesce a definire . Alcuni riescono a dare forma a tutto questo con le parole, io con il segno. Solo dopo aver creato il disegno trovo la poesia che corrisponde pienamente a quello che volevo esprimere . È un processo che mi rende consapevole dell’universalità della ricerca e dell’esistenza di persone che sono in grado di completare dolcemente un processo che ho iniziato,
Tutto questo mi da’ un senso di compattezza e una visione più ampia.

Che sottofondo musicale ha lo studio di Flavia mentre lavora?
Varia ad ogni progetto ed è inversamente proporzionale al mio livello di agitazione. Le vibrazioni del suono e delle parole devono combaciare con le mie vibrazioni altrimenti non ingrano. Certe volte succede che abbia bisogno anche del silenzio, anche se in città è spesso rotto con l’annuncio dell’arrotino.

Nella tua bio dici che sei stata cresciuta a “spaghetti e colori”, ma qual è stata la prima persona che ha creduto in te?
Beh sarebbe bello dire che sono “IO”, ma in verità inizialmente non ho mai considerato il disegno come qualcosa che mi definisse. L’ho sempre fatto perché era il mio modo di comunicare. La primissima persona che ha visto in questo una capacità è stata la mia maestra di asilo, la maestra Lucia, una donna stupenda che assomigliava molto ad Olivia di Braccio di Ferro ma con degli stupendi occhiali da vista. Negli anni successivi fondamentali sono stati anche i miei genitori con il loro continuo e totale appoggio .


In un lavoro come questo il confine tra ispirazione e plagio a volte è molto labile. Tu cosa ne pensi? Fino a che punto ci si può spingere nelle “citazioni”?
Non lo so quale sia il limite ma sicuramente è qualcosa che si avvicina molto alla frase “Ciò che non vuoi che sia fatto a te, non farlo agli altri.” La citazione nel disegno è un processo di comprensione e trasformazione. Si sceglie quello che ci piace, ci nutriamo del piacere che quella cosa ci ha dato, la facciamo sedimentare, la digeriamo e l’assimiliamo; quando poi abbiamo bisogno di raccontare una storia essa è pronta, unita ad altro e quindi trasformata attraverso di noi. Il plagio è qualcosa di più superficiale, qualcosa che gioca totalmente in modo esterno senza farti mettere davvero in gioco: è copiare senza trasformare.
Credo che chi plagia usi una “ scorciatoia” soprattutto con se stesso.
Inutile nascondere il fatto che il mercato editoriale chieda molte volte di avvicinare il proprio stile a qualche illustratore che vende di più in quel momento, basandosi su una momentanea sicurezza visiva.
Detto questo, uno può sempre scegliere e credo che la scelta abbia molto a che fare con la consapevolezza e con senso profondo di onestà verso se stessi.

Tribuite to Esther Williams [ Ciebbì ChickenBroccoli, Lago film festival]
Tribuite to Esther Williams [ Ciebbì ChickenBroccoli, Lago film festival]
Qual era il tuo libro preferito da bambina? Lo vorresti illustrare?
Decisamente Pizzicamì e Pizzicamè di Pef e rimane ancora oggi uno dei miei preferiti. Ho sempre sentito una certa sintonia con l’impertinenza di quei bambini.

Pizzicamì e Pizzicamè di Pef
Pizzicamì e Pizzicamè di Pef

Quanto è importante il DAJE nell’illustrazione e qual è il suo vero significato?
È consapevole entusiasmo nei confronti della vita a prescindere da tutto e tutti. Andate de panza e il daje vi verrà naturale.


Ora qualche domanda sul Km 0:

Qual è la città toscana che preferisci?
Non è una città ma un’isola, ed è Capraia.
Lo sapete che mi state mettendo in difficoltà? È passato davvero molto tempo da quando sono passata per la Toscana, ma ho un piacevolissimo ricordo di Capraia e del suo cielo senza luci artificiali.
Qual è il piatto toscano che preferisci?
Mi trovate impreparata, sono golosa ma completamente priva di memoria culinaria.

Qual è la parola toscana che ti fa più ridere e quella che proprio non capisci?
Direi “maremma maiala”, se si può dire. Dite così perché la maremma è piena di maiali? Perché in maremma se fanno cose goduriose?
Come non detto, l’ho googlata e sembrerebbe una bestemmia ahahah olè!

Lancia una sfida alle Vanvere! (per esempio consigliaci un tema su cui lavorare o altro, anche una cosa scema tipo “fate un video in cui urlate DAJE tutte insime!”)
Vorrei vedervi dare sfogo alla più pura forma di voi stesse, disegnare qualcosa senza scopo apparente come flusso emozionale, qualcosa di primordiale e poi vedere quale parole lo definiscono. E per rispondere alla domanda che vi è venuta spontanea : No, non me so fumata nulla.

Suggeriscici qualcuno da stalkerare di cui stimi e ammiri il lavoro!
Le ragazze di Betterpress, un laboratorio di lettepress e quello strano tipo di Chip Kidd.