Alberto Pagliaro • What a Feeling!

Quante sono le emozioni? Difficile dirlo! Noi ne proporremo venticinque, illustrate da altrettanti disegnatori professionisti che formeranno la mostra ALFABETO EMOZIONALE, nell’Area Illustrazione del Ludicomix (9-10 maggio 2020, Empoli), organizzata da noi Vanvere, che quest’anno avrà come tema What a feeling!

L’artista che intervistiamo a Vanvera oggi  è Alberto Pagliaro, che vive di amore, mare, di arte e di politica e adora le magliette a righe.
Godetevi la sua intervista e le sue opere!

Alberto Pagliaro è nato a Firenze nel 1972. Diplomato presso l’Istituto d’Arte di Firenze in Moda e Costume è fumettista e illustratore. Ha pubblicato in Italia per le riviste Selen, Kaos, Shock Magazine, Baribal, Next Exit, Black, Blue, Maxim, Vernacoliere, Animals. Nel 2000 inizia la sua collaborazione con le più importanti case editrici internazionali: Casterman, Delcourt, Dupuis, Disney, Coconino press, Kstr, Dargaud, Glénat, Oxford University Press, Sergio Bonelli Editore.
Dal 2011-2013 collabora con il Teatro Comunale di Modena Luciano Pavarotti realizzando gli adattamenti a Fumetti delle Opere di Verdi: La traviata, L’Otello e L’Aida.
Nel 2016- Su testi di Mauro Uzzeo, realizza una storia di Dylan Dog per il Dylan Dog Color fest-favole nere. Sergio Bonelli Editore.
Attualmente per Glénat lavora alla realizzazione di tre volumi a fumetti tratti dal Romanzo La mort d’Hitler scritto da JC Brisard.
E’ docente di fumetto alla TheSign – Comics & Arts Academy e di fumetto e illustrazione presso La Fondazione d’arte Trossi Uberti.

 

Cinque parole a vanvera su Alberto illustratore.  
Sono un illustratore represso e questo limita fortemente la mia attività di fumettista. Molti critici infatti trovano i miei fumetti poco leggibili perché sono più interessato al disegno che alla narrazione.

Cinque parole a vanvera su Alberto essere umano.
Vivo di amore, di mare, di arte e di politica. Il disegno è qualcosa che relego solo all’interno del mio studio perché concepisco il disegno unicamente come ricerca e realizzazione dell’opera. Fuori dallo studio invece ho bisogno di ricaricare le batterie, quindi mi appassiona tutto ciò che non ha a che fare con lo stare a disegnare.

Una dote/caratteristica che non può mancare ad un disegnatore?
Avere la ferma consapevolezza che il solo disegno non ti salverà.

Cosa odii di più del tuo lavoro?
Odio il fatto che mi costringe a passare gran parte della mia giornata piegato su un foglio.

Ah già… The o caffè?
Caffè.

Quando ti senti triste ascolti…
MEGANOIDI – Zeta Reticoli

Qual’è l’illustratore che ti emoziona di più?
Moebius.

Far trasmettere le emozioni ai personaggi che si disegnano è importante: tu fai le facce dei tuoi personaggi mentre li disegni?
Sì sempre, adesso grazie alle fotocamere mi faccio anche un sacco di foto sceme.

Che colori utilizzi per rendere una tavola arrabbiata?
Rosso, blu, arancio e viola.

Ti è mai capitato di dover fare un’illustrazione piena di felicità quando ti sentivi triste, o viceversa? Un’illustrazione tenera e delicata quando ti sentivi arrabbiata/o col mondo? Come hai superato l’ostacolo?
Sì, ma quando disegno adempio ad un bisogno primario, di conseguenza ogni stato mentale non influisce in alcun modo con il mio creare.

Alcuni studi suggeriscono una forte correlazione tra l’indossare alcuni vestiti e gli stati emotivi.
Per te esiste la “coperta di Linus”o le “scarpette fortunate”?
No, però adoro le magliette a righe.
C’è un indumento o un oggetto che riesce ad influenzarti positivamente o negativamente?

Sì. Da pochi mesi, con gioia, indosso la fede di matrimonio che è una roba assurda: ha la forma di un enorme tirapugni al cui interno riporta incisa la frase “ meglio porco che fascista”.

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